da “Vita breve di Katherine Mansfield”

Questa immagine di passione infantile culminò nel mito di Heron, la casa di campagna dove avrebbero dovuto abitare. Mentre viveva a Bandol e a Ospedaletti, le sembrava di assistere alla costruzione del loro rifugio. Toccava muri appena eretti, sentiva il cigolare delle pialle, le voci dei muratori e dei falegnami, l’odore del primo fuoco, il profumo del giardino incolto che arrivava a ventate. Quando la casa fosse stata pronta, avrebbero lasciato gli alberghi. Lei avrebbe piantato cose che si arrampicano alle bacchette e raccolto cose che hanno un dolce profumo: lui sarebbe rimasto disteso sul dorso guardando il sole attraverso i rami, indolente, con lunghi capelli ricciuti come un pony lasciato a pascolare in un campo. “Avrò sempre abbastanza da mio padre per mantenermi in un cottage con una manciata di semi. Raccoglieremo la legna per il fuoco e attingeremo la nostra acqua la pozzo… Vivremo di rugiada, di miele e di latte del paradiso”. “Siederemo alla tavola della colazione, in delicato equilibrio sulle seggiole. Come due farfalle librate su un fiore del giardino”.

Pietro Citati, Vita breve di Katherine Mansfield

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