Come si crea un giardino

I giardini si possono creare in diversi modi; il migliore è assumere a questo scopo un giardiniere. Il giardiniere vi pianta ogni genere di bastoncini, verghe e scopette e dice che sono aceri, biancospini, sambuchi, alberi ad alto fusto e altre specie botaniche; poi vanga il terreno, lo rivolta e lo livella nuovamente; con il catrame crea i vialetti, conficca qui e lì nella terra delle foglie avvizzite, dicendo che sono perenni; sparge nel futuro prato dei semi che chiama loietto inglese e agristide, coda di volpe, covetta e codolina e poi se ne va lasciando dietro di sé un giardino marrone e spoglio, così com’era il primo giorno della creazione del mondo, ma vi raccomanda di annaffiare ogni giorno accuratamente tutta quella terra, e quando spunterà l’erba, di far mettere la sabbia sui vialetti. (…)
Dopo tre settimane, il prato è ricoperto da cardi e da qualche altra erba infestante, che striscia o è radicata nel terreno di un braccio; se la vuoi estirpare dal terreno, si spezza vicino alla radice oppure porta con sé tutta la zolla di terra. (…) Intanto, per una misteriosa trasformazione della materia, il catrame dei vialetti si è mutato nell’argilla più appiccicosa e viscida che si possa immaginare. Nondimeno, bisogna sradicare l’erbaccia dai prati; voi sarchiate, sarchiate e dietro di voi il futuro prato diventa un terreno marrone e spoglio, così come era il primo giorno della creazione del mondo. Solo in due o tre posti spunta una specie di muffa verdognola, qualcosa di appena accennato, rado e simile a peluria; non c’è dubbio, è erba. Vi cammini intorno in punta di piedi e scacci i passerotti; e mentre tieni gli occhi fissi a terra, sull’uva spina e sul ribes spuntano le prime foglioline, prima di quanto sperassi; non cogli mai in flagrante la primavera. Il tuo rapporto verso le cose è cambiato. Se piove, affermi che piove sul giardino; se splende il sole, non splende così semplicemente, ma splende sul giardino; se è notte, ti compiaci che il giardino riposi.
Un giorno aprirai gli occhi e il giardino sarà verde, l’erba alta brillerà di rugiada e nel folto delle chiome dei rosai occhieggeranno gonfi, scarlatti boccioli; e gli alberi cresceranno, saranno fitti e scuri per le pesanti corone e saturi del profumo di marcio nell’ombra umida. E tu non ricorderai più quello sparuto, spoglio, giardino marrone di quei giorni, l’incerta peluria della prima erba, lo scarno sbocciare dei primi germogli, quella bellezza terrosa, povera e commovente del giardino che è stato appena creato.

Karel Capek, L’anno del giardiniere

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